"SOTTOPELLE" PIPPO ZARELLA - recensione di Emilio Vittozzi

Inviato da Emilio Vittozzi il Dom, 04/15/2018 - 14:22
pippo

PIPPO ZARRELLA
“SOTTOPELLE”
IL QUADERNO EDIZIONI
€ 10,00

“Sottopelle” è il nuovo romanzo di Pippo Zarrella, giovane avvocato nato a Salerno nel 1986, da anni impegnato nell’associazionismo e nel sociale.
La sua nuova fatica letteraria è ambientata a Pompei, negli scavi e nelle zone adiacenti, raccontata in prima persona da Alfonso, tatuatore, il cui laboratorio è un porto di mare (e non potrebbe essere altrimenti), così come la rosticceria di famiglia, “Heppi Dei” (e non “Happy Days” come dovrebbe essere…).La vita della cittadina pompeiana è sconvolta dall’arrivo di un gruppo rom, che scatena diffidenze e razzismi, già più o meno latenti (come succederebbe in tante altre cittadine italiane!), ma la situazione precipita quando è rapita Anna, la piccola figlia del boss locale, Don Peppino Loiacono.
Svariati indizi e dicerie alimentano il sospetto che i responsabili siano proprio tra i rom, il che determina prima mugugni, poi vere e proprie aggressioni, infine una forma di ghettizzazione e violenza generalizzata.
D’altronde, si sa, che i rom sono fra gli “ultimi” meno amati dalla popolazione perché puzzano, non lavorano, non pagano nulla e rubano tutto…

Continua così il viaggio nel “sociale” di Pippo Zarrella, che già in “Avanzi” aveva raccontato “storie straordinarie di ordinario disagio”.

I personaggi e i fatti narrati sono immaginari (?) ma, invece, è autentica la realtà sociale ed ambientale che li produce (!).
Venti capitoli per centosessanta pagine che prendono il lettore dall’inizio alla fine, con un finale che non ci si aspetta.
In questo libro di Pippo Zarella c’è la Napoli di oggi che, assolutamente, non è più la Napoli di una volta, quella di “Scurdamece ro passato, simme ‘e Napule paisà”, quella de “’O core ‘e Napule”, quella de “Siamo tutti figli del Vesuvio”…
Bella la figura di Alfonso, intrigante quella di Giulia, ammalianti quelle di Tara e di Svetlana, con un contorno di uomini e donne di un luogo che non è più paese ma non è certamente una città. O forse lo è in maniera disarmonica ed asociale, come quelle di questi tempi…

EMILIO VITTOZZI