FIGLI DELLE (DUE) STELLE

Da Maghdoux, 25 Maggio, 2024

Il cielo è nerazzurro su tutt'Italia! 

L'Inter è Campione d'Italia per la ventesima volta!! 

Nel cielo brillano le "nostre" due stelle...

Festeggiamenti a Milano ma anche in tutto il bel Paese, isole comprese: una gioia esplosa dopo lo scudetto n°19 del Milan e n°3 del Napoli.

 In Cielo, in un angolo ben preciso, ci sono tifosi nerazzurri campani già trapassati a miglior vita: Francesco Pio Maimone, Pasquale Miele, Pasquale Morra, Salvatore Cristiano, Raffaele Cristiano, Franco di Mauro, Carmine Spatafora, Marcello Parisi, Niki Paterno, Salvatore d'Arbenzio, Domenico Loffredo, Aldo Amici, Nunzio Cortile, Michele Palladino, Raffaele Izzo, Massimo Cerullo, Fabrizio Arbace, Antonio Lepre, Luigi Alma, Pasquale Iorio, Giuseppe Paone, Camillo Puglia, Vincenzo Mosca, Antonio Pastore. A guardarli, con simpatia, stima ed affetto, VIP di chiara fede nerazzurra: Angelo Moratti, Ivanoe Fraizzoli, Giacinto Facchetti, Luisito Suarez, Mariolino Corso... 

Distaccato, ma non troppo, l'Avvocato Peppino Prisco, amato come in Cielo, così in terra... 

Sono tutti attorno all'ultimo arrivato, Francesco Pio Maimone, 18 anni, giovane pizzaiolo, tifoso dell'Inter, ennesima vittima innocente di camorra. I suoi vivono a Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli, all'interno di un garage trasformato in abitazione grazie all'ingegno del dinamico papà Antonio e ai sacrifici della laboriosa mamma Tina. 

Sventola un bandierone nerazzurro con due stelle: gli si avvicina per primo Pasquale Miele, altra vittima innocente di camorra, altro giovane interista campano...

Parlano tutti la stessa lingua; si capiscono, si vogliono bene, sono amici e da lì guardano giù i loro amici e parenti. L'Italia Nerazzurra è impazzita di gioia, quella biancorossonera di... rabbia, comportandosi con livore, senza stile, così come Theo Hernandez e Davide Calabria, espressione di un Milan "asfaltato" dalla truppa di Mister Simone Inzaghi. 

Una cosa è certa: in ogni raggruppamento festaiolo si è pensato, anche se per solo un momento, a loro in Cielo...

EMILIO VITTOZZI

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15° Anniversario dell'assassinio di Petru

Da Maghdoux, 25 Maggio, 2024

Annunciata da decine di volantini affissi nella Stazione di Montesanto dell'ex Cumana, la "Fondazione Pol.I.S.," della Regione Campania, insieme alla "Giancarlo Siani Fondazione ONLUS", al Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime Innocenti della criminalità", a "Radio Siani - La Radio della Legalità", a "Libera" ed E.A.V, ha organizzato Venerdì 24 Maggio, presso la Stazione della Cumana di Montesanto, la 15a Commemorazione in Ricordo di Petru Birladeanu, Musicista Rumeno, Vittima Innocente della criminalità organizzata, assassinato il 26 Maggio 2009, durante una stesa camorristica. 

A coordinare gli interventi un sempre-verde Geppino Fiorenza che ha dato la parola ad Umberto de Gregorio (Presidente E.A.V.), don Tonino Palmese (Sacerdote Salesiano - Presidente della "Fondazione Pol.I.S.", Gianmario Siani (Referente del Presidio di Libera Vomero-Arenella), Pasquale Leone (del Presidio di Libera Ponticelli), Giuseppe Scognamiglio (di "Radio Siani"), Un complesso di 6 musicisti (3 Uomini e 3 Donne) ha musicalmente animato la Manifestazione con un vero e proprio Recital iniziato con una suggestiva (ed applaudita!) "Creuza de mare" dell'indimenticato Fabrizio de Andrè. 

Il chitarrista Roberto Ormanni si è esibito in una sua composizione dedicata a Petru, piuttosto toccante, cantata con la giusta rabbia del caso. Lo stesso ha accompagnato il neo-Pensionato dell'E.A.V. Emilio Vittozzi che ha declamato "Hanno ammazzato Petru,,,", un suo testo con parole chiare, precise, dure, senza sensazionalismo o sentimentalismo tanto in voga di questi tempi. 

Tutto questo proprio accanto alla fisarmonica, strumento di Petru, esposta in una teca opera dell'Architetto Antonella Palmieri, con i suoi fori di proiettili sparati da otto camorristi su quattro motociclette: in fin dei conti, una manifestazione partecipata con giovani e meno giovani per "ricordare" un Musicista venuto in Italia per trovare la Pace; solo che a Montesanto ha trovato quella... Eterna! 

Non è mancata la deposizione dinnanzi la teca di un coloratissimo mazzo di fiori freschi e di un lumino votivo: tutto questo per non dimenticare Petru... (Particolare che in molti hanno sottolineato: Emilio indossava una t-shirt recante la scritta "La camorra non vale niente" del Presidio di Libera Portici del Referente Leandro Limoccia)

 Servizio Redazionale 

Foto di Luciano Beneduce

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Emilio Vittozzi

FRANCESCO PAOLO ORESTE - In un mare senza blu

Da Maghdoux, 20 Aprile, 2024

 (Romanzo)

 idobloniEnIgMI 

“In un mare senza blu”: un titolo che evoca il mistero e la profondità del mare, ma anche la desolazione e la lotta per la sopravvivenza.

Questo nuovo romanzo di Francesco Paolo Oreste ci conduce nelle strade di Napoli, una città ai margini, sfruttata e abbandonata. 

Michele, Ciro e Mario, tre ragazzini di Vico Stella, affacciati sul Golfo di Napoli, condividono un’amicizia indissolubile. Nei loro occhi risplende il blu del mare, eppure la vita nel "Vicolo Nero" (così ribattezzato) non è facile, anzi... 

Michele, ancora un ragazzino, impugna una pistola per la prima volta; Ciro, troppo sensibile, cerca di sfuggire alle anime oscure del vicolo; Mario, come plastilina, si lega per sempre alle vite dei suoi amici. 

Dopo il suo precedente romanzo, "L'ignoranza dei numeri", Oreste torna a raccontare la nostra società e il mondo che ci circonda: "In un mare senza blu" è un romanzo criminale, che ci porta in libreria una gioventù senza sogni. Il suo è uno sguardo analitico che sa, però, raccontare il lato più nascosto e vulnerabile dei personaggi, senza indugiare nel sentimentalismo o in un buonismo di maniera. 

Francesco Paolo Oreste, Ispettore di Polizia, Responsabile della Sezione Investigativa e 'Codici Rossi', scrittore, laureato in Scienze Politiche con specializzazione in Criminologia, osserva il mondo e la società con occhio analitico senza mettere da parte il lato più profondo dei sentimenti. 

E' autore de 'Il cortile delle statue silenti", "Mi sono visto di spalle che partivo", "Dieci storie sbagliate. Più una", "L'ignoranza dei numeri" e ha partecipato alla realizzazione di "Circumvesuviana - L'Oriente Express targato Napoli" (presentato al Cral Circumvesuviana Giovedì 4 Dicembre 2014). 

Quest'ultima opera si legge con estremo piacere; il lettore viene preso dalle vicissitudini di Michele, Ciro e Mario, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, dove la speranza che, a volte, emerge dal buio più scuro viene, puntualmente, sconfitta dalla più tetra realtà. 

Al punto che chi legge si domanda "Ma a Napoli quanti sono i Michele? Quanti i Ciro? Quanti i Mario?" e la risposta non dev'essere una cifra esatta... 

Ma a Napoli quanti sono i "Vicolo Nero"?

 Ah, saperlo... Per far che? 

Una cosa è certa: a me il libro è piaciuto! Ed anche tanto... 

EMILIO VITTOZZI

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Gianfelice Facchetti -Capitani

Da Maghdoux, 20 Aprile, 2024

Piemme Ho avuto il piacere, l'onere e l'onore di "presentare" ben tre libri di Gianfelice Facchetti, scrittore, attore e regista teatrale, nato a Milano il 28 agosto 1974: 

"Se no che gente saremmo" (Castellammare di Stabia, 19 febbraio 2012); 

"Noi siamo fratelli del mondo - Inter 110" (Solofra, 17 novembre 2018);

 "C'era una volta a San Siro" (Cava dei Tirreni, 11 giugno 2021 - Ottaviano, 12 giugno 2021). 

Il 2 aprile 2024 è uscito nelle librerie di tutt'Italia "Capitani" (Piemme Edizioni - € 18,90): probabilmente delle quattro fatiche letterarie è quello più "corposo", più "profondo", più affascinante.

 E' un libro dedicato ai simboli di fedeltà, rappresentanti dei colori e della gloria di un club. Campioni che hanno consegnato le loro gesta alla leggenda.

 

L'Autore ha racchiuso tanti "Capitani" in un significativo elenco: Gigi Riva (anche se non ha indossato mai la fascia sul braccio!), Giacinto Facchetti, Armando Picchi, Gianluca Signorini, Paolo Maldini, Silvio Piola, Valentino e Sandro Mazzola, Franco Baresi, Javier Zanetti, Roberto Baggio, Giancarlo Antognoni, Gaetano Scirea, Giampiero Boniperti, Alex del Piero, Claudio Ranieri, Francesco Totti, Antonio Juliano, Agostino di Bartolomei, Gianfranco Zola, Mauro Icardi più altri che "vivono" in 209 pagine tutte ricche di fascino e curiosità. 

 

L'Autore riporta anche l'elenco delle maglie ritirate: la numero 6 di Gianluca Signorini, la 7 di Marco Rossi, la 3 di Paolo Maldini, la 6 di Franco Baresi, la 3 di Giacinto Facchetti, la 4 di Javier Zanetti, la 13 di Davide Astori, la 11 di Gigi Riva, la 10 di Diego Armando Maradona, la 10 di Roberto Baggio (del Brescia), la 10 di Igor Protti (del Livorno), la 10 di Adriano Lombardi (dell'Avellino), la 6 di Alessandro Lucarelli, la 31 di Sergio Pellissier. Sono numeri di maglie di Capitani, ritirate dai rispettivi club di appartenenza, in segno di stima e riconoscenza, orgoglio di appartenenza.

 

Particolarmente interessante la storia della striscia da Capitano di Roberto Baggio, "il Divin codino": blu, gialla e rossa con due ideogrammi. 

Blu è il colore della compassione verso tutti gli esseri; il giallo è l'elogio della via di mezzo, lontano da qualsiasi estremo; il rosso sono i doni della pratica spirituale e meditativa. Con la scritta "Vincere sempre" è un richiamo buddista che va ben oltre il campo... 

Sinceramente sconcertante il ricordo del Capitano del Napoli Antonio Juliano domenica 17 dicembre 2023 allo "Stadio Friuli" di Udine prima di Udinese-Sassuolo: sul maxischermo invece della sua immagine appare quella di Paolo Pulici, ex attaccante del Torino, ancora vivo ed in attività... Ma, come scrisse Gianni Mura, "I veri Capitani possono morire o anche scegliere di morire, ma dimenticarli è impossibile"... 

E l'elenco dei Capitani scelti da Gianfelice Facchetti supporta tale affermazione del noto giornalista. Nel libro c'è anche... 

E no, ora basta così: andate in libreria a comprarlo! E' veramente un gran bell'acquisto...

Parola di Emilio Vittozzi

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PEPPE LANZETTA - Quentin Malinconia

Da Maghdoux, 20 Aprile, 2024

Edizioni Vulcaniche € 15,00

 Bello! Bello!! Bello!!!

 Si può iniziare una recensione di un libro ripetendo per tre volte un aggettivo? 

O avrei dovuto scrivere "Ben scritto!", "Attraente!", "Leggibile!"? 

Non lo so e non me ne frega nulla, niente di niente... 

L'ultimo libro di Peppe Lanzetta, "Quentin Malinconia", alla pari di tutti gli altri, se non di più, mi è piaciuto molto! Ho avuto il piacere, l’onere e l’onore di presentare libri del compianto Paolo del Vaglio (valentissimo Umorista grafico di fama nazionale), di Tonino Scala, Vladimir Luxuria, Benedetto Casillo, Gaetano Amato, Corrado Taranto, Gianni Simioli, Gianfelice Facchetti, Federico Jaselli Meazza, Ferdinando Kaiser, Carlo Fedele, Marco Pirone, Peppe Vitiello, Roberto Russo, Cinzia Perrone, Umberto de Gregorio, Ivano Bordon, Francesco Moriero, Franco Aliberti, Alessandro Ravezzani, Enzo Ciniglio, Gino Rivieccio, Antonio Fiorillo, Antonella Leardi, Maurizio de Giovanni, ma mai, e sottolineo mai!, un libro di Peppe Lanzetta... 

Di ciò mi dispiace, sinceramente, perché amo il modo di scrivere di Peppe, uno scrittore, attore e drammaturgo unico nel suo genere! Peppe Lanzetta non è classificabile in qualche categoria in quanto scrive di pancia; scrive come ama e come odia, scrive come parla… 

Ha collaborato, come autore di testi, con Edoardo Bennato, Tullio de Piscopo, James Senese, Pino Daniele, Enzo Avitabile, Joe Amoroso, Rino Zurzolo, Franco Battiato. 

Ha lavorato con registi come Sorrentino, Piscicelli, Tornatore, Cavani, De Crescenzo, Loy, Martone.

Ha pubblicato vari libri fra cui spiccano “Sognando L’Avana”, “Pane e peperoni”, “Un Messico napoletano” e “Ridateci i sogni”.

Mio Padre, Democristiano di stampo Monarchico, scomparso molti anni fa, avrebbe detto di Peppe “E’ ‘na capa ‘e m…a!”. Ma, nonostante l’affetto che ancora nutro per mio Padre, a me Peppe Lanzetta piace. Ed anche molto... 

Questo è un ritorno, un grande ritorno, dopo ben 13 anni dalla sua ultima fatica libraria e Peppe Lanzetta non delude... 

Personalmente ho letto le 165 pagine in una notte in cui Morfeo non voleva proprio "rapirmi": leggo un altro capitolo, ne leggo un altro ancora e mi sono trovato a leggere il 26°, senza nessuna stanchezza mentale, con una gran voglia di leggere pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo. 

La storia di Quentin Malinconia, pianista di pianobar, artista sognatore in un ristorante nella provincia di Caserta, mi ha preso, in pieno: è una storia pregna di passione, amicizia, affetti, solidarietà attraverso le canzoni che hanno segnato la vita di ognuno di noi. 

Perchè "la vita è una faida infinita"... 

Quanta amarezza, quanta realtà in quest'affermazione... 

EMILIO VITTOZZI

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Verso la Pasqua di Resurrezione...

Da Maghdoux, 30 Marzo, 2024

Stamani, Martedì 26 Marzo (Sant'Emanuele), sono partito da Portici per giungere a Pianura, con un treno della Circumvesuviana, uno di Trenitalia, uno della Circumflegrea. Il tempo non era per niente primaverile, anzi, piovigginava come se fossimo stati a Liverpool... 

A Pianura vive la Famiglia Maimone, quella di Francesco Pio, brutalmente ucciso sul lungomare di Napoli il 20 Marzo 2023 da un colpo (vagante) di pistola non diretto a lui. Il giovane aveva 18 anni circa, amava Papà Antonio, Mamma Tina, il fratello Emanuele, le sorelle Miriam, Alessia, Chiara, Antonia e l'Inter. 

Per tale motivo, come Uomo, come Animatore Salesiano, come tifoso dell'Inter, ho partecipato alla Celebrazione Eucaristica in suffragio nella prima ricorrenza della morte: mi è stato chiesto di leggere una struggente "lettera aperta" dei genitori e una mia preghiera scritta per l'occasione. 

Inutile sottolineare l'emozione provata in quell'occasione dinnanzi ad un'assemblea numerosissima e silenziosa. 

Stamani ho consegnato a Papà Antonio dei ramoscelli di palme benedette, il numero de "il Mattino" riportante il reportage sulla Celebrazione Eucaristica, la copia originale della mia preghiera, un uovo di cioccolata per la piccola di Casa Maimone (che dormiva nella stanza con l'amato Francesco Pio). 

Papà Antonio mi ha donato la t-shirt realizzata per il primo anniversario della scomparsa con la richiesta di indossarla durante tutte le manifestazioni anti-camorra a cui parteciperò. Affinchè non ci si dimentichi di Francesco Pio, diciottenne, pizzaiolo, morto per mano di un giovane camorrista pistolero...

 Gli ho promesso che al prossimo concorso giornalistico in onore di Giancarlo Siani, ennesima vittima innocente di camorra, reciterò la mia "Ballata per morti che profumano di Vita", indossando la t-shirt regalatami. 

Poi, con un volo pindarico, ho immaginato Francesco Pio, con Domenico "Mimì" Loffredo, Aldo Amici, Nunzio Cortile, Michele Palladino, Marcello Parisi, Pasquale Miele (altra vittima innocente di camorra!), Raffaele Izzo, Niki Paterno, Massimo Cerullo, Fabrizio Arbace, Antonio Lepre, Pasquale Iorio, Salvatore D'Arbenzio, Giuseppe Paone, Salvatore Cristiano, Pasquale Morra, Camillo Puglia, Vincenzo Mosca, Antonio Pastore, tifosi nerazzurri della Campania che hanno già lasciato questa terra, ad esultare per la conquista del 20° Scudetto Tricolore e la seconda stella... 

EMILIO VITTOZZI

 

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Così in terra, come in cielo - DON ANDREA GALLO

Da Maghdoux, 21 Marzo, 2024

"Così in terra, come in cielo" 

Oscar Mondadori € 9,50 

E' la storia di un prete di strada; di quei sacerdoti, cioè, che "vivono" più nei vicoli e nelle piazze che nelle sacrestie... Ne sono pochi, pochissimi, per la verità: Andrea Gallo era uno di questi. Un prete "prete", anarchico, discusso, amatissimo da prostitute, barboni, tossici, senzatetto, senzaniente: fondatore della "Comunità di San Benedetto al Porto di Genova", che accoglie chi ha bisogno e chi vuole trovare un punto da cui ripartire a nuova vita. Sacerdote Salesiano, ha sempre camminato in direzione ostinata e contraria: nel libro spiega le sue posizioni sul testamento biologico, l'immigrazione, la liberalizzazione delle droghe, l'aborto. Andrea Gallo è stato un "Invincibile" nel senso che ne da Erri De Luca: "Invincibile non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte, chi mai rinuncia a battersi di nuovo". Il libro è pieno di aneddoti vissute dal "Don" (come affettuosamente veniva chiamato dagli "ultimi"): contro di lui, una certa Chiesa, tradizionalista, retrograda, antifemminista, non al passo con i tempi. Artisti di ogni genere andavano a trovare lui e la sua Comunità e si mettevano al servizio di questo tipo di Chiesa: spettacoli a costo zero il cui ricavato dei paganti era sempre per chi ne aveva veramente bisogno! Moni, Paolo Rossi, Hebe Bonafini (Presidente dell'Associazione "Madri di Plaza de Mayo"), Beppe Grillo, Gino Paoli, Vasco Rossi, Wladimir Luxuria, Fabrizio de Andrè, Dori Ghezzi, Fernanda Pivano, Piero Pelù, Roy Paci, Manu Chao, Fabio Fazio, i Subsonica, Cisco dei "Modena City Ramblers", Ettore Scola, Mario Monicelli, ad esempio, sono stati suoi Amici... La sua Comunità è frequentata da musulmani, buddisti, ebrei, laici, fiumi che scendono da monti diversi e confluiscono in un unico oceano di Pace: nel suo archivio c'è un rosario islamico regalatogli da una giovane indiana, un piccolo Budda lasciato da una ragazza thailandese cresciuta in un bordello e comprata da un italiano che l'ha destinata in moglie a suo figlio, il manifesto del maggio francese e tanti segni di passaggi. In poche e scarne parole: un gran bel libro di un grandissimo Prete... EMILIO VITTOZZI

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Aspettando la “Juta” 2 febbraio 2024

Da Maghdoux, 24 Gennaio, 2024

La Candelora è molto attesa in Campania è la festa in onore della Madonna di Montevergine, ogni anno da tutta la regione arrivano i fedeli per rendere omaggio alla Madonna nera. Un’armonica fusione tra sacro e profano unisce le origini pagane del luogo, infatti: in passato il santuario era il tempio dedicato alla dea romana Cibele* (uno dei rari tempi senza il paredro Attis**), poi trasformato in struttura monastica religiosa cristiana. 

Il 2 febbraio l’ascesa verso il santuario è accompagnata da canti travestimenti e balli al suono di nacchere e tammorre, con cantori la cui dedizione e intensità vocale sembra provenire da epoche remote, in un’atmosfera folkloristica d’intenso coinvolgimento che confluisce nella degustazione di piatti tipici di antiche tradizioni. Protagonisti di buona parte della festa sono i “femminielli” (con decisa opposizione dell’Abbate reggente il complesso monastico) devoti alla Madonna “la Mamma Schiavona”, si narra che nel 1200 durante una bufera di neve una coppia di amanti omosessuali fosse stata scoperta ed imprigionata ad un albero vicino a delle lastre di ghiaccio ma per intercessione della Vergine un improvviso raggio di sole colpì la lastra sciogliendola e salvando i due innamorati. 

La Candelora è il nome popolare attribuito dalla Chiesa e dai fedeli alla festa religiosa che si celebra il 2 di febbraio per ricordare la presentazione del Signore al Tempio ed il rito di purificazione della Vergine Maria quaranta giorni dopo la nascita di Gesù. Dalla sacra ricorrenza deriva il suo nome. Dal tardo latino "candelorum" per "candelaram" benedizione cioè delle candele. Infatti, anticamente le donne in attesa di purificazione recavano in dono alla Madonna dei ceri la cui fiammella costituiva il simbolo della fede e della redenzione dal peccato. Secondo la tradizione questi ceri benedetti sono poi conservati in casa dai fedeli e vengono accesi in qualunque momento si senta il bisogno d'invocare l'aiuto divino.

La Candelora è una festa che il Cristianesimo ha derivato dall’antichissima festa di Imbolc (festa di origine irlandese) la festa che celebra il 1 febbraio il ritorno alla luce la purificazione il risveglio. Etimologicamente Imbolc significa “festa della pioggia” o “festa del grembo” si celebra quindi un nuovo inizio rispetto al gelo di gennaio. Il simbolo della festa di Imbolc è il bucaneve il Galanthus nivalis il fiore color latte della neve simbolo di purezza che ricorda la dea Brìde o Brigit la protettrice dei fabbri degli artisti e dei guaritori. 

In epoca cristiana la festa di Imbolc venne equiparata alla Candelora e siccome la festa pagana era sotto gli auspici della dea Brigit si trasformò naturalmente nella ricorrenza di Santa Brigida il cui fuoco perpetuo acceso a Kildare contea irlandese, era una continuazione delle fiammelle di Imbolc. Ancora oggi nelle immagini popolari Santa Brigida viene raffigurata reggendo in mano un piattino nel quale arde una fiammella ed è accompagnata da agnelli e mucche proprio come la dea Brigit che li allevava. Il riferimento all’agnello è per i commentatori medievali l’emblema di Gesù Cristo.

Un antico libro irlandese il Libro gaelico di Lismore scritto nel XV secolo narra che a Roma i ragazzi usavano giocare su una scacchiera che presentava la figura di una vecchia strega da un lato che liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. Papa Bonifacio dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla lo proibì.

La strega non è altro che la vecchia dea dell’inverno Cailleach sconfitta dalla giovane dea della primavera Brigit. Il confronto tra le due dee simboleggia le due metà dell'anno quindi Brigit e Cailleach sono i simboli della nascita e della morte dell’anno. In tale periodo ci si prepara quindi alla primavera come suggerisce un vecchio adagio in dialetto napoletano.

              “'A Cannelora estate dinto e ‘vierno fora”. 

Infine, mi sia consentito di ricordare il Maestro Marcello Colasurdo, nella prima “Juta” senza di lui. Amico dagli settanta, costante riferimento di musica popolare fin dai tempi del Gruppo Operaio Pomigliano d’Arco, i Zeza poi, e poi ancora Marcello Colasurdo Paranza. Ricercatore di radici musicali e storie popolari antiche. In questo caso il mito avvolge l’uomo e lo rende eterno. Unitamente va ricordata anche la figura di Giggino Capuano, instancabile motivatore di feste e tradizioni popolari dell’area vesuviana, prematuramente salito ad altre missioni. 

*Cibele è un'antica divinità anatolica, venerata come Grande Madre Idea, dal monte Ida presso Troja, dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici. Cibele, viene generalmente raffigurata seduta sul trono tra due leoni o leopardi, spesso con in mano un tamburello e con su il capo una corona turrita.

I due leoni rappresentano i personaggi mitologici di Melanione e Atlanta, trasformati in leoni da Giove e condannati a trascinare il carro della dea come punizione per aver profanato un tempio di quest'ultima. E’ utile ricordare che come cocchiere del carro vi è quasi sempre raffigurato Attis. 

**Un paredro, è una divinità il cui culto è associato a un'altra, genericamente di maggiore importanza e di sesso opposto. 

Vincenzo Scolese

 Canto alla Madonna 

a. All’andata 

E nui mò ngi abbiàmu e la Maronna addo’ la scuntamu?

 Mo’ che noi ci avviamo la Madonna dove la incontriamo? 

Arrivamu int’a Muntella e la Maronna ngi pare na stella…

 Arriviamo dentro Montella e la Madonna ci pare una stella… 

Arrivamu ncopp’a Cruci e la Maronna ngi faci luci. 

Arriviamo sopra alle Croci e la Madonna ci fa luce. 

Arrivamu a l’Auturara e la Maronna ngi rai na manu. 

Arriviamo a Volturara e la Madonna ci porge una mano. 

Arrivamu abbasciu Avellinu e la Maronna mo’ s’avvicina.

Arriviamo giù ad Avellino e la Madonna si fa più vicina. 

Arrivamu a l’Uspedalèttu e la Maronna a nui ngi aspetta. 

Arriviamo ad Ospetaletto e la Madonna là ci aspetta. 

Chi vo’ grazie ra Mamma Schiavona, ca sagliésse lu Muntagnonu. 

Chi vuole grazie da Mamma Schiavona che aspetta a salire il Montagnone? 

Lu Muntagnonu stamu sagliènne e quanta grazie ca stamu avènne. 

E il Montagnone stiamo salendo e quante grazie che stiamo avendo.

Avimmu cammenàtu tutta stanotte, p’ menì addo’ Mamma nosta.

Abbiamo camminato per tutta la notte, per venire da Mamma nostra. 

La Marònna ng’è ddatu l’aiutu, p’ fa’ priestu sta sagliùta.

La Madonna ci ha dato un aiuto, per fare presto questa salita.

Arrivamu nnanzi a lu purtonu: viéningi aprì, Mamma Schiavona. 

Arriviamo dinanzi al portone: vieni e aprici, Mamma Schiavona. 

Lu purtonu è spapantàtu, ma re luci stanne stutàte. 

Il portone si è spalancato, ma le luci sono ancora smorzate. 

La Maronna è spasu lu mantu e ngi accogli a tutti quanta. 

La Madonna ha steso il suo manto per accoglierci tutti quanti. 

Che bell’uocchi tène la Maronna, ca me pàrene doi stelle, 

Che begli occhi tiene la Madonna, che somigliano a due stelle, 

ddoi stelle illuminate, Vergine bella ca ngi uardàte. 

due stelle luccicanti con cui, Vergine, voi ci guardate.

 
b. Al ritorno 

Statti bona, Maronna mia, è fattu juornu e ngi n’avima ì’. 

Statti bene, Madonna mia, s’è fatto giorno e dobbiamo partire. 

Statti bona, Maronna mia, l’annu chi bene turnamu a benì. 

Statti bene, Madonna mia, l’anno che viene torniamo a venire. 

Si ngi vengu, ngi vengu sola, l’annu chi bene, nu bellu uaglionu. 

Se ci vengo, ci torno sola, l’anno che viene, con un bel guaglione. 

Si ngi tornu, ngi vengu zita, l’annu chi bène, nu bellu maritu. 

Se ci torno, ci vengo zita, l’anno che viene, con un bel marito. 

E si stesseme cchiù bicinu, nge venésseme ognu matina. 

Se noi fossimo più vicino, ci vedremmo tutte le mattine. 

E siccome stamu luntanu, ngi verimu na vot’a l’annu. 

Ma siccome stiamo lontano, ci vediamo una volta l’anno. 

E si nu’ nge verìmu r’ visu, nge verìmu mparavìsu.

E se non ci vediamo di viso, ci vedremo in Paradiso.

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Elisa Springer - 27 Gennaio: giorno della Memoria

Da Maghdoux, 20 Gennaio, 2024

Ho conosciuto Elisa Springer nel 2003. Il mio Amico don Tonino Palmese mi chiamò per dirmi che sarebbe venuta nella Parrocchia Salesiana di Portici per presentare il suo libro “Il silenzio dei vivi” (Gli specchi Marsilio – Lire 20.000). 

“Emì, ti abbiamo affidato la conduzione della Serata…” fu la frase con cui si concluse la breve telefonata. 

Immediatamente mi misi “in azione” acquistando il libro e cercando di scoprire chi fosse Elisa Springer. Ma mi bastò una sola notizia: era stata compagna di prigionia con Anna Frank… 

Lessi il libro ed iniziai a stilare le domande che le avrei fatto durante la Manifestazione. Che fu un successo di pubblico, di critica e di vendita del libro (a cui seguì “L’eco del silenzio” – Gli specchi Marsilio – € 10,50). 

Elisa Springer era nata a Vienna nel 1918 in una famiglia di commercianti ebrei di origini ungherese. Sopravvissuta ai campi di sterminio nazista di Auschwitz, Bergen-Belsen e Terezin, nel 1946 si trasferì a Mandria, in provincia di Taranto. Dopo circa 50 anni, decise di dare alle stampe la cronaca della sua deportazione e del tragico destino di tutta la sua famiglia, incominciando ad incontrare ogni sorta di pubblico per rendere testimonianza alla Shoah del popolo ebraico. 

L’Incontro con Elisa Springer fu preparato con meticolosità: ogni 3-4 domande che le facevo, soprattutto quando vedevo che si stava commuovendo fino alle lacrime, chiedevo a Davide di far partire pezzi come “Auschwitz”, “Dio è morto”, “Immagine”, sparati a tutto volume in un salone gremito fino all’ultimo posto.

Così per stemperare la sua commozione e per far riflettere tutti i presenti con i Nomadi, Francesco Guccini e John Lennon. Cosicché, ogni anno, in occasione del 27 Gennaio, Giornata della memoria, io penso ad Elisa, che oramai non c’è più… 

Ma non solo per dire “Mai più…”: per domandarmi “Perché ancora?…”, visto tutto il razzismo che esiste nel mondo intero. 

Dopo Elisa Springer mi piacerebbe incontrare Liliana Segre: entrambe sono Donne che hanno sofferto la violenza dell’uomo ma che continuano a proferire parole d’Amore! 

EMILIO VITTOZZI (Foto di Giancarlo Panico)

Caro Lello e carissima Giordana

Da Maghdoux, 27 Dicembre, 2023

,questa “lettera aperta” non è altro che il sunto della vagonata di sinceri, sentiti, dovuti Auguri che Vi porgono i Vostri Colleghi. Vi auguriamo che il Vostro Amore aumenti sempre! Come le tasse… 

Vi auguriamo di ricordarVi sempre di essere felici, quando guardate il mare, quando giocate fra Voi, quando tornate a casa e Giordana prepara il piatto preferito da Lello, spaghetti alle vongole… 

Che il Vostro Matrimonio sia luminoso e felice come una favola, vero come la vita vissuta ed eterno come una leggenda. Vi auguriamo di ricordare sempre la dolcezza del Vostro primo bacio, quello del 24 Gennaio 2018… Vi ricordiamo di ricordare sempre la data del Vostro Fidanzamento (31 Gennaio 2018) e quella del Vostro Matrimonio (28 Dicembre 2023), pena motivi di aspre litigate… 

A Lello ricordiamo che, per lui, Giordana è piena di contraddizioni poiché è tanto intelligente quanto ingenua, anche se perspicace all’occorrenza… A Giordana ricordiamo che, per lei, Lello è un Uomo giusto, buono e leale… 

Solo l’Altissimo sa quanti Auguri hanno ricevuto Lello e Giordana nei giorni scorsi, quanti ne riceveranno oggi, quanti ne riceveranno nei prossimi giorni… 

Auguri, dunque, di una lunga e serena e proficua “Vita Matrimoniale”! Auguri di figli maschi… 

E no, gli Auguri devono essere fatti per figli sani e non esclusivamente di sesso maschile!! 

E se, invece, nascerà una bella bambina, che poi diventerà un’affascinante, emozionata ed elegante Sposa come Giordana? 

Questa “lettera aperta” non potrebbe terminare se non con le parole di una poesia scritta e musicata da Mauro Pelosi dal titolo “Mi piacerebbe tanto diventar vecchio insieme a te”: 

Mi piacerebbe tanto diventar vecchio Insieme a te davanti ad un camino 

Immagina noi due star lì a ricordare I bei giorni trascorsi e i problemi di oggi 

Le nostre prime volte, il primo schiaffo 

Mi piacerebbe tanto guardar la pioggia insieme a te 

E ti sorriderei, ti ascolterei in silenzio La voce ormai pacata di chi sa troppo bene 

Che non si torna indietro e che poi 

Non importa, forse è contento 

Poi parleremo del tempo, delle belle stagioni 

Dei fiori in giardino, di una torta di mele 

Noi e le nostre paure, i pensieri nascosti 

Le ombre sui muri e la vita che sfuma 

E la vita che sfuma 

Mi piacerebbe tanto mangiare in pace lì con te 

E come due bambini sorprenderci a giocare 

E prender lo sciroppo per curare più in fretta i malanni del tempo 

Per vivere ancora, sarebbe bello 

E ce ne andremmo a letto un po' traballanti io e te 

Ma ti sorreggerei, ti coprirei per bene 

E guarderei il tuo viso per scoprir se ti ho dato 

Una vita felice, poi prima di dormire una carezza 

E dietro ogni finestra il respiro del vento 

Le foglie contente, giocare nel cortile 

Tutta la casa protetta da una notte amica 

Che ti fa sognare e ti porta lontano

 E ti porta lontano 

(Considerazioni raccolte da EMILIO VITTOZZI)

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